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Il Palazzo dell'Agricoltura e i suoi ambienti

Selezione tra i nove ambienti e le loro caratteristiche

Nel cuore della Roma Umbertina, il Palazzo di via XX Settembre testimonia come un luogo dello Stato possa racchiudere insieme le esigenze di una macchina amministrativa moderna ed efficiente e la storia, continuamente raccontata, del rapporto dell’uomo con la terra.
Eretto all’inizio del ‘900, tra il culmine della Belle Époque e lo scoppio della Grande Guerra, il Palazzo dell’Agricoltura racconta l’enorme fervore che in quegli anni convogliò attorno alla costruzione del Ministero architetti, ingegneri, artisti, artigiani, maestranze: tutti fortemente coinvolti nel progetto di presentare la nuova capitale del Regno, tutti al lavoro per una città che finalmente aspirava alla modernità.

La posa della prima pietra avviene il 7 giugno 1908, alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III e dell’allora Ministro dell’Agricoltura Francesco Cocco Ortu, su un'area demaniale dell'ex Convento di S. Maria della Vittoria.

la cazzuola di Francesca Zezon
© Francesca Zezon
Particola del Palazzo - Ed. Orbicolare
Particolare tratto da 'Il Palazzo del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali' - Ed. Orbicolare

Iscrizione latina intorno alla facciata

Sulla scia dell’antica tradizione di ornare con scritte dedicatorie latine le facciate dei palazzi, poi conclusasi dopo il ventennio fascista, anche il Palazzo dell’Agricoltura segue questa moda che vede, solo a Roma, quasi 700 edifici decorati con motti e brocardi latini.

Per mare, per terras it vis humana per aethram Dum superat generi virtus antiqua parentum, augeat Italiam divini gloria ruris Ars felix victorque labor sibi vindicat orbem

Per il mare, per la terra, per l’aria va la forza umana Mentre rimane nella stirpe la virtù antica dei padri, la gloria della divina campagna accresca l’Italia L’arte prospera e il lavoro vittorioso rivendicano a sé il mondo

Queste sono le iscrizioni latine che coronano le mura esterne del Palazzo dell’Agricoltura. Si tratta di tre frasi in esametri composte nel 1913 dal latinista Giuseppe Albini che celebrano l’agricoltura e il lavoro dell’uomo.

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